«Cerca bene in te stesso
ciò che vuoi essere,
poiché sei tutto.
La storia del mondo intero sonnecchia in ognuno di noi.»
La poesia di Aiem è un viaggio di liberazione: nata “in catene”, come lei stessa dichiara, i suoi versi sono il battito di un'anima che cerca sé stessa, oscillando tra fragilità e slancio, tra malinconia e desiderio di luce. È una voce che non teme di mostrarsi vulnerabile e proprio per questo conquista: perché parla la lingua della vita quotidiana e dei sentimenti, perché grida dagli abissi anelando alle altezze. Si avverte una tensione costante tra costrizione e libertà, tra il peso delle responsabilità e il bisogno di autenticità. In “Il parco giochi delle anime” la poesia diventa sia denuncia di una società che soffoca l'essere sia canto della bellezza pura e semplice dell'incontro.
Ci sono anime che si incontrano per caso; ridono, giocano,
scherzano con naturalezza e semplicità.
Come libri aperti si sfogliano a vicenda senza nascondersi nulla.
Le anime libere sono rare.
Peccato che poi l'illusione del tempo e delle responsabilità
le ingabbino in un mondo che non è più loro.
L'arte di Aiem ha il sapore della confessione: “Non amo parlare dei miei sentimenti… quindi preferisco scriverli”. La scrittura è strumento di auto-comprensione e resistenza, sulla scia di grandi autrici come Emily Dickinson e Simone de Beauvoir. La natura e gli elementi cosmici diventano specchi interiori. In “Acqua che brilla” la poetessa si sente piccola davanti alle stelle, ma al tempo stesso attratta: “Sembrate calamite per gli occhi, luce che brilla, ed io così piccolina davanti a voi”. Qui la voce di Aiem assume un tono quasi mistico, in bilico tra meraviglia e smarrimento. L'amore, in questi testi, è sempre duplice: forza che innalza e tempesta che destabilizza: “Sei vento, sei tempesta, sei come un'onda che prima va e poi torna”. Non c'è mai un approdo definitivo: amare significa esporsi, rischiare, restare vulnerabili. La sensibilità per l'alterità e la diversità emerge in “Un punto interrogativo tra tanti esclamativi”, dove la voce poetica diventa solidale con chi vive la fatica di spiegarsi e di essere accettato: “Errando hai scoperto perché la vita è piena di colori, abbi fiducia che altri come te li vedranno”. La poesia di Aiem è un atto di emancipazione, è una scrittura che non pretende risposte, ma si offre come specchio per chi legge. Nei versi, malinconici e luminosi insieme, si avverte un movimento costante: cadere e rialzarsi, perdersi per ritrovarsi. Come scriveva Nietzsche: “Bisogna avere il caos dentro di sé, per partorire una stella danzante”. La grande lezione al lettore è che solo imparando ad amare e ad accettare sé stessi, sarà possibile amare anche gli altri e la vita.
Ti ho sempre sognato, in un abbraccio, in un bacio.
Quel volto mai visto nascosto nell'ombra di un sorriso. […]
Ti ho amato nelle profonde notti invernali,
senza luna e senza stelle.
Sei come un punto indefinito nell'infinito delle possibilità.
Amandoti ho conosciuto la felicità, ho imparato la forza,
la sapienza di non sapere.
Il tuo volto oggi finalmente mi appare,
ed un sorriso nasce su di me.
— Dantebus Edizioni
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